Lettera dal passato, la caduta dei Sandinisti in Nicaragua del 1990

Domenica 30 giugno 2019. L’estate torrida di Milano non regala solo sudore e voglia irrefrenabile di ferie. All’improvviso arrivano sorprese da un passato (relativamente) lontano. Un amico mi presenta una vecchia lettera di famiglia ritrovata per caso e inviata dal Nicaragua  pochi mesi dopo le elezioni che hanno determinato la caduta del governo sandinista nel Paese. La data è il 17 marzo 1990. Arriverà in Italia il 22 dello stesso mese. Il mio animo di storico si risveglia prepotentemente e insieme a quello da giornalista si tuffa in una lettura che sa di ricerca d’archivio. Carta leggermente ingiallita, scrittura a mano con penna blu, chiara ed elegante. Una testimonianza in prima persona dei mesi successivi alle elezioni che hanno cambiato la storia del Paese.

17 marzo 1990

Le elezioni che hanno visto la sconfitta dei sandinisti (movimento di tendenza socialista) in Nicaragua ha particolarmente colpito il mittente della missiva. Non me ne vogliano i lettori ma per motivi di privacy, nonostante siano passati quasi 30 anni, il nome non sarà rivelato. Il mittente (italiano), come rivela lui stesso, lavora con una Ong che collabora con le università locali e nel testo fornisce una sua visione del contesto politico e sociale del Nicaragua. Nessun fronzolo letterario. Solo cronaca di uno straniero in terra straniera che ha vissuto un evento epocale per le sorti del Paese.

Situazione ribaltata

L’esordio non lascia spazio all’immaginazione. Un bell’attacco di cronaca.

“La situazione è molto cambiata perché i sandinisti hanno perso le elezioni. Un colpo bestiale perché i diversi sondaggi che erano stati fatti e che coincidevano fra di loro davanto un grosso vantaggio ai sandinisti. Negli ultimi tempi la situazione era molto migliorata. La controrivoluzione era stata sconfitta (anche se tuttora in metà del Nicaragua la gente non può vivere tranquillamente), il governo aveva ripreso il controllo dell’economia a costo di grandissimi sacrifici e, negli ultimi mesi, l’amministrazione nordamericana sembrava orientata a stabilire rapporti civili con i sandinisti dopo la loro vittoria nelle elezioni”…

Poi il cambio di scenario e l’improvviso e, a quanto pare, inaspettato ribaltamento delle tendenze di voto.

…Però la gente ha votato per la “Uno”, la coalizione finanziata dagli Stati Uniti, piena di samosisti, formata da partiti che dalla mattina alla sera non facevano altro che litigare pubblicamente per spartirsi i soldi degli americani.

Un ritorno al passato. Stando al resoconto tornano alla ribalta i samosisti, ossia i seguaci della “dinastia” Somoza, una famiglia che ha detenuto ininterrottamente il potere nel Paese dal 1936 al 1979. L’ultimo dei suoi esponenti, Anastasio Somosa Debayle, dopo aver detenuto la presidenza dal 1967 al 1979 fuggì in Paraguay nel 1980 prima di venire ucciso nello stesso anno nello Stato sudamericano. In concomitanza con l’accrescimento dell’opposizione sandinista, anche gli Usa e la Chiesa cattolica avevano deciso di non rinnovare il loro appoggio. Forse per opportunità politica o perché diventato un personaggio scomodo agli occhi del mondo in quanto particolarmente feroce nell’esercizio del suo potere. Al di là di ciò, il mittente esprime preoccupazione.

Scene già viste in Italia?

A modo suo la storia si ripete, superando le grandi distanze geografiche e sociali. Ultimamente di oscuri ritorni ne sappiamo qualcosa anche noi in Italia. Il mittente prosegue:

La nuova presidentessa Violeta Barrios è più ignorante di Reagan (Presidente Usa, ndr) e fa delle gaffes incredibili. Questo partito ridicolo ha ottenuto il 55% dei voti. Un partito di destra un po’ più serio avrebbe ottenuto molti più voti. Questo significa che i sandinisti hanno perso proprio male.

La critica alle strategie elettorali dei sandinisti è chiara  e guarda caso non si discosta molto dalle faccende politiche di casa nostra. Il testo continua:

Il fatto è che la gente non ne poteva più di questa situazione, era stanca della miseria e della guerra, e pur di cambiare, avrebbe votato per qualsiasi cosa. […] I sandinisti mi dicevano che se avessero insistito di più nella propaganda politica la gente si sarebbe infastidita e li avrebbe accusati di farle il lavaggio del cervello. Siccome la gente è molto ignorante e anticomunista, si limitavano a spiegare che gli Stati Uniti erano prepotenti e volevano fare quello che volavno in America latina, per questo bisognava lottare perché non si intromettessero nelle decisioni dei latinoamericani.

Ignoranza

Sarà una forzatura, ma qualcosa di simile sta accadendo oggi in Italia (con le dovute differenze ovviamente). Un presidente Usa considerato ignorante, un partito di governo non propriamente costituito da luminari e disagio sociale che ha portato all’esasperazione. Senza considerare, inoltre, ideologie che sono riemerse dalle sabbie del passato.

Quando sono arrivato in Nicaragua la cosa che più mi ha impressionato è stata l’ignoranza bestiale della gente e soprattutto l’ignoranza di politici in un Paese dove 10 anni prima era stata fatta la rivoluzione.

Il potere

Oltre al resoconto sociale, il mittente si dilunga anche in una dettagliata disamina dei passaggi da compiere da parte dei sandinisti per evitare la deriva somosista.

Adesso la situazione è molto confusa. Il punto fondamentale è il contributo dell’esercito e della polizia. I sandinisti non possono perderlo perché sono la garanzia della vita democratica in Nicaragua (sic!, ndr). Questo però potrebbe essere un pretesto per un’invasione da parte degli Stati Uniti.

Per quanto possa essere discutibile trattare di democrazia quando c’è l’appoggio incondizionato di esercito e polizia e sarebbe meglio parlare di preservazione del potere, il mittente si dilunga anche su ciò che avrebbe atteso il nuovo governo.

Per il nuovo governo si presentano parecchi problemi. Adesso che finirà l’aiuto dell’Unione Sovietica che regalava petrolio, riso, fagioli, medicine e soldi per un ammontare di 400 milioni di dollari all’anno, i soldi dovranno venire dagli Usa che però sono in crisi economica. Avevano promesso in dicembre a Panama dopo l’invasione una certa quantità di dollari che adesso, alla fine di marzo, non è ancora arrivata.

Governo dal basso

Altra cosa curiosa che ricorre spesso nella propaganda di casa nostra è un’espressione che il nostro mittente tiene a evidenziare con la sua penna. “Governeremo dal basso” dichiaravano i samosisti. Si fa riferimento a sindacati, studenti, associazioni delle donne, movimenti comunali e cooperative.

La Uno cercherà di distruggere le conquiste della rivoluzione. Sarà difficile perché la gente si opporrà

Gli italiani

E cosa dicono gli italiani presenti nel Paese?

Il giorno dopo le elezioni, il sentimento mio e quello degli altri italiani e stranieri era quello di tornarsene a casa. Successivamente le organizzazioni non governative, di cui faccio parte, hanno deciso di rimanere in Nicaragua, chiudendo alcuni progetti e modificandone altri in modo da poter continuare a lavorare con i sandinisti. Io lavoro all’università di Ingegneria, che ha professori per la maggior parte sandinisti. In questi giorni i sandinisti, che staranno al potere fino al 25 aprile, stanno approvando una legge sull’autonomia dell’università che ci permetterebbe in teoria di continuare a lavorare in uno spazio democratico

Un caro saluto, il mittente…

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