Ema, il sorteggio finale? Voluto dalla Slovacchia

L’Agenzia europea dei medicinali, in partenza da Londra, andrà ad Amsterdam e non a Milano. La decisione è arrivata ieri a seguito di tre turni di voto al margine del Consiglio Affari generali a Bruxelles. Ero lì a seguire l’evento in diretta.
Al di là delle qualità dei singoli dossier di candidatura, quello che ha pesato è stata la strategia a livello politico. La fortuna ha giocato il suo ruolo, ma l’estrazione del nome del vincitore da una “insalatiera trasparente” (così è stata chiamata l’urna), si deve a motivi ben precisi.

Primo turno, fuori Bratislava

Una delle candidate più forti. Non per il dossier (piuttosto debole), ma per la posizione geografica. La Slovacchia è sprovvista di agenzie europee e puntava sulla redistribuzione. Per questo mirava all’agenzia dei medicinali.
Ma le pretese della piccola repubblica orientale sono state disattese. Partita con i favori dei pronostici, Bratislava è stata abbandonata da tutti.
La sorpresa c’è stata anche tra noi giornalisti riuniti in sala stampa.
A passare il primo turno sono state Milano, Amsterdam e Copenaghen. Possiamo solo immaginare le facce dei delegati slovacchi alla fine dello spoglio. Certi di passare almeno il primo round, si sono ritrovati tutti contro.
Questa eliminazione però avrebbe avuto il suo peso nel corso del pomeriggio. E ce ne saremmo accorti tutti prima o poi.
Gli slovacchi se l’erano legata al dito.

Secondo turno, la Slovacchia decide per l’astensione

Qualche collega straniero ipotizzava il biscottone nordico ai danni di Milano per mandare in finale Amsterdam e Copenaghen. Alla fine, invece, l’Italia è uscita dalla seconda votazione in testa, superando di tre punti Amsterdam. 12 le preferenze per Milano, 9 per la capitale dei Paesi Bassi.
Copenaghen si è fermata a 5. Facendo due rapidi conti ci si è subito accorti che all’appello dei 27 voti totali ne mancava uno. C’era un’astensione. Guarda caso…Bratislava.
I delegati slovacchi, in occasione delle pause tra un round e l’altro, avevano chiuso le porte in faccia ai colleghi che li avvicinavano per stringere accordi. Nessun patto, nessun dialogo. Linea dura, insomma.

Terzo turno, emerge il “gioco sporco” di Bratislava

Momento di incertezza alla fine del terzo turno. Voci interne parlavano di una Milano “che andava avanti”. Altre che c’era stato il pareggio.
Così è andata
13 a 13.
Sui 27 Stati votanti hanno espresso un parere in 26. Un bilancio perfetto. Fin troppo. Bratislava aveva ripetuto il colpaccio, astenendosi. Così facendo ha costretto le due candidate alla lotteria dell’insalatiera.
Dopo nemmeno un minuto, senza avere il tempo di capire cosa stesse succedendo all’interno delle segrete stanze, è arrivato il nome della vincitrice: Amsterdam.

Accordi mancati

Ma perché la decisione di Bratislava ha pesato così tanto?
Amsterdam ha potuto contare sul pacchetto di voti di Copenaghen, tra cui anche Spagna e Germania. L’Italia su quello degli Stati mediterranei e alcuni dell’est (Rep.Ceca e Romania).
Ma la parità non si è spezzata. I blocchi erano già stati decisi. Non ci sono state grosse novità tra il secondo e il terzo turno. Per questo ha contato la presa di posizione slovacca di non votare.
La decisione finale non è dipesa da un consenso politico. Non c’è stato nessun accordo. Nessun patto, nessuna stretta di mano. La sentenza finale è stata affidata al caso. Un caso manovrato dalla Slovacchia.
La sua astensione è valsa più di un voto.

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. giomag59 ha detto:

    Il meccanismo decisionale ha lasciato molto a desiderare… opportunità politiche e ripicche infantili, non è stata una bella figura. Speriamo almeno che l’agenzia ad Amsterdam funzioni bene, e che i cittadini europei siano tutelati bene.

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    1. Alessio Chiodi ha detto:

      Bah guarda alla fine il meccanismo l’hanno deciso loro. Ma nessuno si aspettava il sorteggio.

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