Grecanico, gli elleni dell’Aspromonte

Le melodie greche del signor Attilio si diffondono in tutta la piazzetta di Gallicianò, confondendosi con la sua traduzione simultanea e le voci in dialetto calabrese dei giovani che giocano a carte sui tavoli.

Il signor Attilio e il suo cane Moustaki ©Alessio Chiodi

La bandiera greca sventola svogliatamente dalla balconata del signor Nino, sotto un cocente sole estivo. Intanto anche il piccolo Moustaki, il bassottino di Attilio, che capisce solo il greco, intona qualche abbaio, scivolando tra le gambe del suo padrone seduto per metà in macchina, mentre cambia musica sulla sua radio.
Quelle canzoni le ha scritte proprio lui e quando ci incontra non perde tempo e si mette a raccontarci della sua vita di artista e musicista vagabondo. Svizzera, Francia, Inghilterra e poi nuovamente casa sua, alle pendici dell’Aspromonte, dove è nato. “Io sono greco, non sono italiano”, ripete. Ma lui ha una missione, o almeno questo si percepisce dai suoi discorsi. Tramandare la lingua greca della sua terra, di quel fazzoletto sassi e valichi in provincia di Reggio Calabria che da secoli ospita una delle due comunità ellenofone dello stivale (l’altra è in Salento, in provincia di Lecce).
Ma ormai, come ricordano altre due vecchie glorie di Gallicianò, Raffaele e Nino, solo i più anziani parlano il grecanico. Le giovani generazioni (con alcune eccezioni) non lo conoscono o ne riconoscono il valore solo all’insegna dei detti popolari.
L’incontro con questi signori l’ho avuto durante un workshop fotografico con Giulio di Meo e i gli organizzatori dei Campi della legalità attivi nella zona di Pentedattilo. Scambi di battute fortunose durante una sessione di lavoro, ma che ricordo con piacere.
Cosa rimane allora del grecanico o greco di Calabria? Ben poco. Oggi questa lingua si parla solo a Roghudi (nuova), Gallicianò, Bova, Bova Marina, Chorio e Melito di Porto Salvo.

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La piazza della chiesa di San Giovanni Battista a Gallicianò. La targa presenta sia l’alfabeto greco che quello latino ©Alessio Chiodi

A Reggio Calabria le sacche linguistiche sono limitate ai quartieri di San Giorgio Extra, Modena, Arangea e Sbarre.
Ciò che il futuro riserva a questa lingua è tutto da vedere. Come buona parte dei dialetti italiani va scomparendo. Le lingue si evolvono, si compenetrano, muoiono. Ma tanta bellezza ha le radici forti. Tutto grazie alle migrazioni (guarda un po’) dalle coste dell’impero bizantino fino alla fu Magna Grecia. Popolazioni che si sono stanziate in quelle terre e hanno costruito una propria identità in barba alla cultura italica che li circondava.

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