Stampa 3D, l’innovazione al servizio delle cure low cost in zone di guerra

In zone di guerra è difficile curare tutti. Le esigenze sono tante e spesso mancano le dotazioni per far fronte a tutte le emergenze. Chi sopravvive ai bombardamenti e riceve le cure deve convivere con un trauma fisico e psicologico impressionante che condizionerà per tutta la vita. Ma il futuro promette bene, almeno nel campo biomedicale. Da qualche anno, infatti, tra le innovazioni più interessanti nel settore c’è quella della stampa 3D. In sostanza, grazie a questa tecnologia è possibile costruire in pochissime ore (al massimo giorni, dipende dalla complessità del prodotto), un oggetto. Un arto ad esempio, impiantabile su chi ha subito un’amputazione.
La startup siriana Refugees open ware (Row), nel campo profughi di Za’atari, in Giordania, sta facendo proprio questo. Implementare lo sviluppo di arti artificiali grazie alla stampa 3D.

Il guadagno è duplice. Il tempo e il costo. Con questa tecnologia è possibile avere una mano in poche ore partendo da un semplice file su computer con una straordinaria riduzione dei costi. Per un mio articolo sulla rivista AboutPharma and medical device ho intervistato Annalisa Chiappone, ricercatrice dell’Istituto italiano di tecnologia che sta lavorando da anni sulla stampa 3D. Chiappone mi ha detto che il 3D printing è stato brevettato da decenni, ma le capacità tecniche si sono raggiunte solo ora. Il risparmio, sia in termini economici, che di tempo è indubbio, senza considerare poi lo scarto minimo di materiale in eccesso.
In Kenya c’è invece African Born 3D printing, startup nata dall’idea di un giovane kenyota, Roy Ombatti. Il progetto prevede la creazione di scarpe su misura per piedi resi deformi dalle pulci penetranti. Il nome è tutto un programma “Happy feet”.
La possibilità di accedere a tecnologie di questo tipo è resa tale dai file open source, disponibili a chiunque ne abbia bisogno. Basta scaricare il file sul proprio computer, avere a disposizione una stampa 3D (che non costa molto e consuma meno energie di un frigorifero) e si può creare ciò di cui si ha bisogno.

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