L’Iran diverso

Cosa sappiamo dell’Iran? Secondo Fabrizio Cassinelli, giornalista dell’Ansa, ben poco. O almeno, molto di ciò che sappiamo è figlio di pregiudizi e cattiva informazione. Cassinelli è stato spesso in Persia, ha conosciuto la sua gente, ha assaggiato i suoi cibi, ha apprezzato la sua cultura. Durante l’incontro “L’Iran tra disinformazione, opportunità economiche e rischio geopolitico” all’interno di Bookpride 2017, ha parlato del “vero” Iran o, almeno, di quegli aspetti che noi occidentali trascuriamo.
Ha quindi tentato di demolire i luoghi comuni: gli iraniani non sono arabi, praticano raramente la poligamia, le donne divorziano e votano, e la tecnologia e la ricerca sono molto avanzate. Ci sono chiese e sinagoghe (anche se è vietato il proselitismo), i transessuali sono aiutati dallo Stato a cambiare sesso, ospita un milione di profughi, ha energia da vendere, ospita la più grande comunità ebraica al mondo (dopo Israele), ha la migliore sanità del Medioriente, combatte l’Isis e non ha mai iniziato una guerra.

Quest’ultimo punto è uno dei più controversi. Spesso descritto come “Stato canaglia” in base alle necessità geopolitiche occidentali, l’Iran ha subìto (e subisce in parte tutt’ora), l’isolamento internazionale anche e soprattutto a causa della pressione di Arabia Saudita e Israele. Obama ha aperto le porte a Teheran, ma i vicini sunniti ed ebrei temono il potenziamento nucleare, sbandierando minacce di attacchi atomici. Certo l’Iran ha i suoi interessi. Finanzia i ribelli sciiti Houti in Yemen contro il governo sunnita di Sana’a sorretto dall’Arabia Saudita e tenta in tutti i modi di imporsi come super potenza militare in Medioriente, difendendo la minoranza musulmana sciita. L’alleanza con la Russia, inoltre, impone cautela nelle relazioni diplomatiche, soprattutto da parte americana. Sfidare apertamente Teheran significherebbe stuzzicare anche Mosca. L’amministrazione Trump non vede di buon occhio l’Iran e l’ala più guerrafondaia dell’establishment americano spinge per risoluzioni drastiche nei confronti del regime degli Ayatollah.

L’attuale presidente della Repubblica Islamica Hassan Rohani

Quello che arriva in Europa dell’Iran sono spesso notizie non del tutto corrette.  Cassinelli ci tiene a sottolineare il fatto che l’Iran è sì un Paese in cui vige una dittatura e dove i diritti umani non sono ai livelli di tutela occidentale (ma su questo ci sarebbe da discutere, vabbè), ma dove è vivo il dibattito parlamentare. A suo dire si può criticare l’autorità politica, anche aspramente e cita un esempio recente in cui il presidente Hassan Rohani è stato duramente attaccato da studenti universitari. Sarà anche così, ma non si può omettere, ad esempio, la vicenda della condanna a 12 anni della vignettista Atena Farghadani per aver rappresentato i politici del suo paese con facce da scimmie e bovini.
Se con la politica si può scherzare (anche se poco), con la religione la faccenda si fa più seria. Quella non si tocca. Basta veramente poco per sparire in galera. Resta da capire, però, quale sia il confine tra politica e religione.

Cassinelli cita un suo incontro con uno dei ragazzi dell’Onda verde, le manifestazioni contro la rielezione di Maḥmūd Aḥmadinežād a presidente della Repubblica nel 2009. La cosa che più ha deluso i manifestanti (duramente repressi) è stato il riconoscimento del voto da parte dei Paesi occidentali, che amavano dipingersi, però, come i maggiori detrattori della teocrazia iraniana. Uno smacco dettato da opportunità geopolitiche.
Parlando delle manifestazioni, Cassinelli precisa che “un’era nucleare sarebbe esistita anche in caso di vittoria dell’Onda verde”. E qui si apre un altro capitolo, molto attuale. “Non c’è un iraniano che non ritenga legittimo sviluppare energia nucleare“, continua il giornalista, specificando che quando si parla di nucleare, non per forza si fa riferimento alle armi atomiche.

Donald Rumsfeld. Ha ricoperto la carica Segretario alla Difesa sotto il presidente Gerald Ford tra il 1975 e il 1977 e sotto la George W.Bush tra il 2001 e il 2006.

Già nel 1984 l’Ansa dichiarava che l’Iran era pronto per la costruzione della bomba e la Commissione Rumsfeld negli Stati Uniti aveva elaborato una serie di valutazioni per contrastare l’ascesa atomica persiana. Si creò un forte allarmismo, alimentato dalle lobby vicine a Israele. Curioso come proprio Donald Rumsfeld sia stato non solo il più accanito oppositore dell’Iran del tempo, ma sia stato anche colui che più di altri ha spinto affinché si realizzasse l’attacco contro Saddam Hussein in Iraq nel 2003 (con la scusa delle armi chimiche mai rinvenute).
Sul piano geopolitico la partita si gioca a Washington dove si scontrano la fazione (moderatamente) filo-iraniana e quella più intransigente e anti-islamica.
Ma un’ultima valutazione va fatta riguardo i media stranieri e italiani. Perché il messaggio di un Iran diverso passa soprattutto tramite i professionisti dell’informazione. Bisogna imparare a fare un giornalismo diverso e raccontare le cose come stanno. Almeno questo è l’auspicio di Cassinelli.

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