Sangue artificiale per i medici da campo in un prossimo futuro?

Spesso gli ospedali che devono prendersi cura dei feriti in zone di guerra devono fare i conti con la carenza di sangue. Le trasfusioni sono impossibili o comunque rese difficili dalla mancanza di sacche ematiche. Da circa 80 anni si cerca di trovare una soluzione e numerosi studi hanno percorso la strada del “sangue artificiale”. Adesso un team di ricerca della Washington University School of medicine di St.Louis, negli Stati Uniti, avrebbe trovato forse il modo per creare in laboratorio dei globuli rossi sintetici. Questi ‘catturano’ l’ossigeno nei polmoni e lo rilasciano nei tessuti dell’organismo. Non solo. Questo sangue artificiale, chiamato ErythroMer, può essere liofilizzato, rendendo più facile per i medici di guerra, quelli di pronto soccorso e i paramedici di averlo a disposizione, come ha dichiarato Allan Doctor, specialista di terapia intensiva che ha presentato la ricerca al meeting annuale della Società americana di ematologia a San Diego. “È una polvere secca che sembra paprika”, ha detto Doctor alla stampa americana. “Può essere conservata in un sacchetto di plastica che il medico può portare con sé in ambulanza o in uno zaino, per un anno o più. Quando c’è bisogno di usarlo, si può riempire il sacchetto con acqua sterile, mescolare”, e il sangue artificiale “è pronto per essere infuso”.

I globuli rossi artificiali non potranno mai sostituire completamente quelli naturali. Anche perché sono in grado di liberare solo ossigeno e non hanno le altre funzioni del sangue, ricordano gli studiosi. Al momento, inoltre, i test sono avvenuti solo sugli animali e ci vorranno anni, forse decenni, prima che si possa arrivare ad avere risposte positive sull’uomo.
Una soluzione, questa, che faciliterebbe e non poco il lavoro dei medici in zone di guerra, ma la sensazione è che si possano presentare scenari simili a quelli già riscontrati con le medicine. Medici senza Frontiere ha più volte denunciato, ad esempio, l’elevato costo dei farmaci e vaccini, spesso proibitivi per le casse delle associazioni o organizzazioni umanitarie. Il sangue artificiale rappresenterebbe una svolta (con le dovute cautele), ma riguardo l’accessibilità? Chi distribuirebbe le sacche con la polverina? Non sono domande di poco conto. È presto per dirlo, ma a me la domanda è venuta spontanea.

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