La guerra si vince anche con la mistificazione

Una strategia nota quella di mistificare la realtà per avvalersi del sostegno del popolo o, ai nostri tempi, dei media.

Lo gli antichi che attraverso poemi epici, storie e narrazioni, investivano di un’aura quasi magica e divina i propri guerrieri, mortificando il nemico con descrizioni al limite del paradossale. I Greci, poi, la sapevano lunga. Il concetto di kalos kai agathos (bello e buono) ha fatto scuola per millenni e ancora oggi, in qualche maniera, fa parte del nostro retaggio culturale. Secondo questo concezione del mondo, i costumi dei propri avversari erano corrotti, depravati e barbarici. Il loro stesso aspetto, spesso, era associato agli animali, come i Centauri (mezzi uomini e mezzi cavalli) o i Cinocefali (uomini con la testa di cane). Insomma, screditavano i propri nemici dipingendoli come mostri dalle usanze di dubbia moralità.

Restando in casa nostra che dire del Fascismo e della costruzione ad hoc del concetto di “guerra giusta e favorevole” portata avanti da Mussolini? Filmati che descrivevano solo una parte della storia, che rendevano gloria a un esercito che appariva invincibile quando, nella realtà dei fatti, era completamente allo sbando.

Potrei andare avanti per ore, ma preferisco soffermarmi sull’ultimo caso di mistificazione. I video di Al Qaida montati e distribuiti dagli Usa.

La notizia arriva da un’inchiesta del Bureau of investigative journalism che rivela come il Governo americano abbia appaltato la produzione di questi video falsi ad una compagnia di produzione inglese la Bell Pottinger per un totale di 500 milioni di dollari. Talpa della situazione (perché c’è sempre), è Martin Wells, ex dipendente dell’azienda inglese.

Questo è quanto scrive Linkiesta:

L’obiettivo era di diffondere nelle persone una percezione positiva della democrazia, di contrastare la macchina di propaganda di Saddam Hussein e di ingentilire le operazioni militari straniere. In aggiunta, c’erano i video falsi, o semi-falsi. A ogni tipologia era associato un colore: il bianco era il materiale più onesto, “in cui era dichiarato il nome di chi lo aveva prodotto”. Il grigio era materiale prodotto dagli Usa ma anonimo: comprendeva filmati contro Al Qaeda e finti servizi televisivi girati nello stile delle “news dei canali arabi”. Le immagini erano girate e montate dagli uomini di Wells e poi venivano distribuite alle televisioni irachene. Infine c’era il nero, cioè “filmati creati dagli Stati Uniti e attribuiti ad Al Qaeda”. Dovevano seguirne lo stile, servirsi di materiali autentici e copiarne la struttura. “Dovevano essere lunghi almeno 10 minuti”. Lo scopo? Durante i pattugliamenti in zone di caos i militari americani lasciavano, di nascosto, i cd con i documentari “finti”. Il passante casuale li raccoglieva e, se interessato, li guardava. Ogni documento si caricava con Real Player, collegato con Analytics di Google, e forniva a un ufficio centrale la url di chi stava guardando il video. La localizzazione era facile e, nel giro di pochi giorni, permetteva non solo di localizzare cellule terroristiche, ma anche il loro movimento. Alcuni Cd distribuiti in Iraq sono stati visti in Siria, in Iran e perfino in America.

Una strategia risolutiva secondo molti, per altri una mistificazione. Il Fatto Quotidiano rivela che il tutto sarebbe stato orchestrato per aumentare il clamore e l’interesse mediatico e giustificare gli interventi militari. Si veda l’Iraq nel 2003. La storia delle armi nucleari  le prove a carico del loro immagazzinamento da parte di Saddam non ha retto alla prova dei fatti. Lo stesso Blair ha dichiarato che quella guerra “è stata un errore”.

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