La settima arte vittima del conflitto in Kashmir

Le tensioni tra India e Pakistan riguardo il Kashmir non si placano. Il nuovo focolaio si è acceso a causa dell’assalto di un commando di militanti (Jaish-e-Mohammed secondo fonti indù) alla base militare indiana di Uri il 18 settembre 2016 uccidendo 18 persone. Nuova Delhi ha risposto con una “operazione chirurgica” per eliminare il pericolo terroristico, diretto, a suo dire, da Islamabad, ordinando anche lo sgombero di alcuni villaggi nel vicino stato del Punjab. Soliti rimpalli di accuse. Una storia vecchia in quella parte di mondo dove la regione kashmira è contesa da 70 anni. Quattro guerre e risoluzioni inutili dell’Onu non sono servite per placare gli animi. Ma ora c’è un nuovo capitolo della saga. Il Pakistan ha deciso di vietare la messa in onda dei programmi televisivi indiani su tutto il territorio nazionale e allo stesso modo si sono comportati i vicini. Anzi, il partito nazionalista di Narendra Modi ha pensato bene di ordinare che tutti gli attori e artisti pakistani che lavorano in India, lascino il Paese. Tra gli echi degli spari che sono ripresi ai confini, gli appelli di cantanti, musicisti e attori si perdono nel vuoto.

bollywood_dance_show_in_bristol Uno di questi è Rahat Fateh Ali Khan che ha dovuto abbando il set del film Laali Ki Shaadi Mein Laddoo Deewana. Come lui anche Fawad Khan e Ali Zafar, entrambi attori di successo, ma col problema della nazionalità pakistana sul passaporto.

Al di là del rischio che i film non escano nelle sale cinematografiche come programmato, è evidente la strategia dei due governi di tirare in mezzo la società civile, in particolar modo l’arte attraverso il cinema. Un accanimento che fa parte di una strategia da guerra fredda della quale gli attori e le attrici non fanno parte. Bollywood è un’industria che fattura miliardi di dollari l’anno e rappresenta uno dei legami più forti tra India e Pakistan proprio per la compresenza di artisti provenienti da entrambi i Paesi.

Il presidente pakistano Nawaz Sharif (a sinistra) e quello indiano Narendra Modi (a destra) ©Indiatoday
Il Primo ministro pakistano Nawaz Sharif (a sinistra) e il presidente indiano Narendra Modi (a destra) ©Indiatoday

Chissà se un giorno sceneggeranno un film su questa storia. Sta di fatto che al momento la tensione alle falde dell’Himalaya rischia di scatenare un putiferio. India e Pakistan sono due potenze nucleari e il summit sul Kashmir di novembre 2016 che si sarebbe dovuto tenere in casa di Nawaz Sharif è stato boicottato non solo dall’India ma anche dal Bangladesh, dall’Afghanistan e dal Bhutan. Insomma in molti puntano ad isolare diplomaticamente Islamabad, accusata di ambiguità nei confronti dei gruppi terroristici presenti sul suo territorio.

In aggiunta, come se non bastasse, c’è l’incognita Cina, perchè anche Pechino, anche se in minor parte, possiede una parte di Kashmir (Aksai Chin e Shaksgam), guarda caso anch’essa rivendicata da Nuova Delhi.

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