La guerra nel Donbass con gli occhi di Instagram

La guerra in Ucraina vista da chi vive al fronte. Si continua a combattere tra le fazioni governative di Kiev e i separatisti filorussi del Donbass. Di recente su News-front è apparsa la notizia, ripresa da Contropiano, che il vicepresidente Usa Joe Biden avrebbe accettato, a nome di Kiev, il riconoscimento dello status speciale per il Donbass. Un punto di vista che Washington non si sarebbe mai sognato di prendere in considerazione. In sostanza, secondo gli Americani, Mosca non intenderebbe conquistare l’Ucraina, ma solo raggiungere un cambio di potere così da riportarla sotto la propria influenza.

A Kiev questa cosa non è andata giù. I neonazisti di Pravij Sektor, per bocca del loro deputato Borislav Bereza, dicono che “se concediamo uno status speciale a quel territorio, non usciremo mai dall’influenza della Russia, non ci libereremo mai, non riusciremo a integrarci nella famiglia europea”. Famiglia europea proprio la stessa che si è quasi macchiata di “membricidio” nei confronti della Grecia.

Inoltre la situazione economica è disperata. Come ha scritto Fabrizio Poggi su Contropiano a luglio

I sondaggi del Comitato statale di statistica (ComStat) indicano che il 72% degli ucraini si dichiara “povero” (era il 57% nel 2008, anno di crisi) e solamente lo 0,7% (il 2% nel 2008) ritiene di far parte della “classe media”, mentre è scesa dal 41 al 27% la porzione di popolazione che considera il proprio stato a metà strada tra povertà e “condizione media”. Soltanto il 6,2% delle famiglie considera il proprio reddito sufficiente e riesce a mettere da parte qualcosa. Il ComStat scrive di un 43% di famiglie che rinunciano costantemente all’essenziale, tranne il cibo e un 46% che riesce a far pari, senza però fare risparmi; ma il 4,9% delle famiglie, nel 2015 non ha potuto assicurarsi nemmeno gli alimenti quotidiani e ha dovuto digiunare per 1 o 3 giorni.

l’Ucraina si è assicurata il secondo posto mondiale per tasso di mortalità, con 14,46 ogni mille abitanti: subito dietro al Lesotho.

Con il rischio dell’inasprimento della legge marziale in alcune zone al confine con Nova Rossia e l’aumento degli scontri, la condizione del Paese non andrà migliorando. Ma i cittadini? Come vedono questa situazione? Come la vivono? Attraverso gli scatti pubblicati su Instagram da vari utenti, possiamo farcene un’idea.

 

Un Paese diviso a metà dove gli interessi di Russia e “Occidente” si scontrano in un gioco delle parti. Anche se non ce ne accorgiamo è guerra aperta.

A essere colpiti sono soprattutto i civili che perdono le proprie case e i propri affetti. Come sempre

“Il mondo di Anna”, una bambina di 3 anni che vive nel piccolo villaggio di Tonenke, sotto il controllo dell’esercito governativo.

La guerra è la quotidianità. Al lato delle strade è possibile vedere di tutto, anche missili o carcasse di mezzi miliari.

Tra le case distrutte girano come fantasmi le persone che cercano, come possono, di vivere la propria quotidianità nella maniera più normale possibile.

Si combatte ovunque e in qualunque condizione atmosferica. Per proteggersi dai gas nocivi (e non solo), si fa quel che si può.

Il traffico in tilt con le auto ferme. Niente clacson o gente che urla ai semafori perché fa tardi al lavoro. Per strada si sta immobili, con le auto aperte a metà.

In guerra servono armi e più ne hai e più spari. La regola d’oro è quella di sparare per primo per non essere ucciso.

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