Il terrorismo come alibi

In questo articolo di Diego Fusaro su Il Fatto Quotidiano del 26 luglio 2016 si sviluppa un’idea che è serpeggiata nella testa di molti, ma che non ha trovato molto spazio nelle alte sfere del giornalismo italiano. In sostanza: il terrorismo aiuta i governanti a mantenere il potere e a giustificare manovre non sempre democratiche (stato di polizia permanente, arresti preventivi, chiusura di giornali ecc…). Il motivo? Perché fino ad ora in Germania, Francia, Bruxelles e Turchia, i terroristi che hanno dichiarato guerra all’Occidente non hanno mai attaccato i palazzi istituzionali, ma fatto strage a caso tra i cittadini. Siamo ben distanti dalle azioni mirate dell’Ira, Brigate Rosse ed Eta.

Ci fanno credere che il nemico, per il giovane disoccupato cristiano, sia il giovane disoccupato islamico e non il delocalizzatore, il magnate della finanza, il fautore delle “riforme” che uccidono il mondo del lavoro: il conflitto Servo-Signore è, ancora una volta, frammentato alla base. Nell’ennesima guerra tra poveri, della quale a beneficiare sono coloro che poveri non sono.

Un passaggio non da poco se si rimane fedeli a questa idea. È vero che il terrorismo possa essere un alibi ai Governi per promuovere politiche al limite della legalità. Un escamotage per uscire dai vincoli fastidiosi delle proprie carte costituzionali. Si viene crea un patto tra Stato e cittadino. “In questo stato di guerra io, governo, offro a te, cittadino, maggiore sicurezza, e in cambio mi concedi più libertà di manovra e meno diritti per un periodo determinato”.

In questo senso la Francia è stata maestra. Hollande ha prolungato lo stato di emergenza e ha chiamato i riservisti per tutelare l’ordine pubblico. Idem la Turchia. Erdogan è tacciato, a torto o ragione, di aver ordito il “colpetto” di Stato ai suoi danni. Il risultato è stato un rafforzamento della sua figura arrogandosi, quindi, il diritto di diventare un nuovo padre della patria ed epurare il sistema da chi minaccia lo Stato. I metodi, come si è visto, sono brutali.

Anche in Italia abbiamo avuto una situazione analoga con gli anni della strategia della tensione. Un progetto politico per destabilizzare al fine di stabilizzare. E poi le guerre in Afghanistan e Iraq con la scusa del terrorismo. Avrebbe potuto reggere (forse) contro i Talebani dopo l’11 settembre, ma in Iraq no. Accusare un laicista come Saddam Hussein di foraggiare il terrorismo, come si è visto, è stato un grosso errore. O forse no. Forse un disegno politico per destabilizzare l’area? Non me la sento di dare risposte. Si rischia di cadere nel complottismo. Sta di fatto che la “strategia della tensione” made in Italy potrebbe essere stata riprodotta su ampia scala.

I dubbi di Fusaro sono legittimi se pensiamo anche alle falle della sicurezza francese che il governo Valls ha cercato di nascondere sull’attentato di Nizza. Se fosse davvero così rimarrebbe solo da chiedersi…perché?

Vi lascio con questo video…famosissimo. È lo stralcio del film V per Vendetta. Con le dovute differenze e accortezze, il discorso del protagonista riassume il senso di questo articolo.

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