Lo Stato Islamico e la sua guerra contro i musulmani. Un déjà vu tutto europeo

Il Ramadan è il mese sacro per i musulmani. Sia Sciiti che Sunniti lo rispettano e ogni Paese segue fedelmente le regole. Purtroppo l’Isis, con i suoi affiliati, non segue questa tradizione o, almeno, non smette di bombardare o uccidere, soprattutto i musulmani di confessione sciita. Il Ramadan 2016 si è concluso con la festa dell’Id al-Fitr il 5 luglio e il 13 dello stesso mese l’Institute for the study of war ha pubblicato una mappa in cui sono mostrati gli attacchi dello Stato Islamico e dei gruppi ad esso legati, durante il mese del digiuno.

Mappa da understandingwar.org
Mappa da understandingwar.org
  1. Due poliziotti uccisi con un pugnale a Magnanville vicino Parigi il 13 giugno. L’assalitore ha postato un video sui social. L’attacco è stato fatto per dare un seguito alla “chiamata alle armi” durante il periodo del Ramadan del portavoce dell’Isis Abu Mohammed al-Adnani.
  2. Le forze di sicurezza tunisine hanno smantellato una cellula del Califfato il 4 luglio a Kairouan, coordinata con i miliziani a Sousse. La cellula stava preparando degli attacchi.
  3. ISIS Wilayat Sinai ha assassinato un prete Copto a al-Arish in Egitto il 30 giugno. Il 7 giugno sono stati rivendicati due attentati a Damietta e Dakahlia.
  4. Attentato all’aeroporto di Istanbul.
  5. Riconquista di Falluja da parte delle forze speciali Irachene il 26 giugno grazie all’aiuto della coalizione anti Isis. Nonostante la perdita della città è stato preparato un attacco suicida a Baghdad il 3 luglio nel quale hanno perso la vita circa 300 persone.
  6. Attacchi contro le aree cristiane nel nordest del Libano il 27 giugno e contro l’esercito giordano il 21.
  7. Attacchi simultanei in tre grandi città in Arabia Saudita il 4 luglio incluse le forze di sicurezza vicino alla Moschea del Profeta a Medina. Le forze armate kuwaitiane hanno scoperto tre piani d’attacco dell’Isis il 3 luglio.
  8. Attacchi simultanei contro le forze di sicurezza yemenite a al-Mukalla, nel governatorato di Hadramawt il 27 giugno.
  9. Le forze iraniane hanno dichiarato di aver arrestato alcuni militanti dell’Isis il 20 giugno che stavano preparando attentati a Tehran e altre città iraniane.
  10. In Kyrgyzstan il 10 giugno sono stati arrestati 5 membri affiliati all’Isis. Così anche in Kazakhstan il 10 dove un uomo ha sparato contro le autorità a Aqtobe.
  11. L’Isis ha lanciato attacchi coordinati in Afghanistan contro le forze di sicurezza a Kot e Deh Bala. Fonti locali affermano che i Talebani abbiano iniziato a sventolare la bandiera dell’Isis nel nord del Paese dimostrando l’espansione del gruppo in Afghanistan. Inoltre i miliziani avevano promesso alcuni attentati a Kabul durante il Ramadan.
  12. Il 26 giugno sono stati arrestati miliziani dell’Isis a Lahore in Pakistan.
  13. Le forze di sicurezza indiane hanno smantellato una cellula dell’Isis a Hyderabad il 29 giugno. Ciò dimostra che ci sono cellule dormienti anche in India e che sono in contatto con le forze del Califfato in Siria.
  14. Isis ha condotto l’attacco in Bangladesh il 1 luglio all’interno di un locale a Dacca uccidendo 20 persone. Le immagini fatte dai miliziani stessi sono state divulgate dall’agenzia connivente Amaq.
  15. Il 21 giugno il gruppo filo-Isis Salafi-jihad nelle Filippine ha rilasciato un video in cui dichiara la propria fedeltà ad al-Baghdadi. Il gruppo è  guidato dall’emiro Abu Abdullah al-Filipini, conosciuto come Isnilon Hapilon, leader di Abu Sayyaf. Nel breve periodo sono stati condotti attacchi anche in Indonesia e Malesia durante il Ramadan.

I Paesi colpiti sono prevalentemente arabi o, nel caso della Turchia, a maggioranza musulmana. L’Isis è sunnita e la maggior parte degli attacchi è stata rivolta alla controparte sciita. Il terrorismo del Califfato non segue due vie, ne segue una sola. Uccidere gli infedeli. Poco importa che questi siano occidentali o islamici. L’Isis non rappresenta una fazione musulmana in guerra contro l’Europa o gli Usa, ma rappresenta una fazione sunnita contro il resto del mondo, anche quello sciita. Gli attentati a Baghdad e in Arabia Saudita lo dimostrano. Va però detto, come sottolinea l’Institute for the study of war, che le bombe a Medina e all’aeroporto di Istanbul non sono state rivendicate ufficialmente dall’Isis. Troppo l’imbarazzo nei confronti di Paesi tanto potenti verso i quali il Califfato ha, almeno secondo alcune fonti, un debito di riconoscenza e un rapporto economico piuttosto solido.

Prima ancora del petrolio, la principale esportazione dell’Arabia saudita è il wahhabismo, che promuove in tutto il mondo attraverso le sue ambasciate e moschee

ha scritto nel 2014 Rula Jebreal sul Daily Beast.

Anche la Turchia è stata al centro delle critiche per sospetti e provati interscambi con le autorità dell’Isis in Siria. L’Isis rappresenta una forza non solo sul terreno, ma anche dal punto di vista diplomatico. La sua avversità nei confronti degli Sciiti mette in condizione molti Paesi arabi, soprattutto l’Arabia Saudita, di mettere sotto scacco il regime sciita per eccellenza, l’Iran. Il conflitto in Yemen lo dimostra, dato che lì si combatte una guerra civile tra due fazioni, una sciita (i ribelli Houti) sostenuta da Tehran e una (quella governativa sunnita) sostenuta da Riyad.

L’Isis non è solo una coacervo di jihadisti anti occidentali, ma un’organizzazione che mira a ristrutturare il mondo musulmano sotto un’unica confessione. Il sunnismo wahhabita. Se la religione è uno strumento di potere non possiamo che ricollegarci alle guerre di religione in Europa tra ‘500 e ‘600. Cattolici contro Protestanti. Tutti Cristiani, ma diversi nei dogmi e nella dottrina. Quanto bastava per dare il via “ufficiale” a scontri violenti che hanno insanguinato il continente per decenni dividendo le corone europee.

Un déjà vu?

 

 

 

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