Israele-Palestina: specchio di sostituzioni etniche impazzite

Immaginatevi una tigre in gabbia. Tuttavia la tigre non è mai stata portata via dalla foresta, ma le sono state create sbarre intorno. Ecco la Palestina. Gli Arabi, con la risoluzione 181 del 29 novembre 1947, hanno dovuto condividere la terra con gli Ebrei e di conseguenza affiancarsi al neonato Stato di Israele. La carneficina della II Guerra Mondiale ha cambiato la percezione mondiale nei confronti degli Ebrei e si è cercato di mettere un freno alla diaspora iniziata duemila anni fa. Ma per una diaspora che viene tamponata, tante altre vengono ignorate. Più silenziose, inosservate, con numeri meno eclatanti. Molti sostenitori della causa israeliana dicono che la “Terra Santa” è stata la patria antica degli Ebrei, prima di venire scacciati e venir sostituiti dagli Arabi. Allora qui si apre un dilemma. Accettare che storicamente i popoli possano venire allontanati dalle terre natali oppure condannare qualunque tipo di “rimozione forzata” da parte di uno Stato nei confronti di una minoranza.

La questione israelo-palestinese è lo specchio di decine di situazioni simili. L’idea che un popolo venga reinserito in una terra a discapito di chi ci vive ora dopo averla abbandonata secoli fa è accettabile? La risposta è semplice e netta. Sì o no. Il problema è che nel caso mediorientale la risposta è sì, in altri contesti è no. A deciderlo sono le potenze mondiali. Va detto, comunque, che anche i Palestinesi cacciati nel 1947 vivevano nella terra dei loro antenati…quindi? Dove può arrivare questo meccanismo di sostituzioni impazzite?

Un problema similare lo si riscontra anche in Africa e in America meridionale.

Un bimbo boscimano. © Survival International
Un bimbo boscimano. © Survival International

In Botswana, i Boscimani vengono periodicamente cacciati di casa in favore della conservazione naturale. Più volte l’associazione Survival International ha denunciato espropri illegali da parte del governo di Gaborone. I numeri sono insignificanti e questo non ha garantito il giusto rilievo da parte dei media.

Guardando più a nord si arriva in Etiopia dove numerosi villaggi sono stati letteralmente spostati, con la complicità del governo locale e di quello britannico, per far spazio alle coltivazioni industriali. Stessa cosa anche per i Guaranì in Paraguay o altre tribù amazzoniche come gli Asheninka in Brasile, minacciate dallo spostamento in Amazzonia degli insediamenti urbani. Che dire poi delle popolazioni di Pellerossa costrette per anni a vivere nelle riserve? Emarginati dalla società come spesso avviene in contesti di minoranze etniche, molti Pellerossa si arrabattano a vivere come possono. Non sorprendono iniziative come quella di Russell Means nel voler creare la Repubblica di Lakotah per ristrappare ai “bianchi” le terre degli antenati.

Israele-Palestina è una tematica non solo legata al Medioriente. In tutto il mondo c’è un Israele e una Palestina. Solo che si chiamano in altro modo.

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. @CrisTiaNLab ha detto:

    Troppo poco importanti le popolazioni indigene per salvarle a discapito del profitto!!…dei boscimani espropriati dalle loro terre millenarie per far posto ai profitti delle imprese minerarie quasi nessuno ne parla…ci sono parti del mondo che, a quanto pare, non sono importanti!

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    1. Alessio Chiodi ha detto:

      Purtroppo è questione di numeri. Se ne morissero migliaia forse qualcosa sentiremmo, ma sono troppo pochi. Ovvio poi ci sono degli interessi…

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