Togliere la terra alle tribù: quando anche il WWF ci mette lo zampino

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Siamo tutti abituati a pensare al Wwf come l’associazione naturalistica per eccellenza. Eppure dietro al simpatico faccione del panda nel logo, si cela una politica cieca. Motivata da buoni intendimenti, ma poco oculati.

Che succede? Osserviamo questa cartina.

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Questi sono i territori in cui vivono i Baka, una popolazione di cacciatori-raccoglitori distribuiti in buona parte dell’Africa centrale. Hanno mantenuto intatte le proprie tradizioni, in particolare riguardo l’attività venatoria; cacciano con archi, frecce e bastoni e si nutrono prevalentemente della selvaggina che la foresta offre loro. Il problema che i Baka stanno affrontando non riguarda la deforestazione come molte altre zone del mondo, bensì la tutela del territorio. Un paradosso. I governo del Camerun, ad esempio, ha dichiarato “area protetta” le aree in cui vivono i Baka, costringendo quest’ultimi ad abbandonare le loro ancestrali dimore.

Un tempo la foresta era dei Baka, ora non lo è più. Ci muovevamo a seconda dei cicli stagionali, ma adesso abbiamo paura. Come possono proibirci di andare nella foresta? Non sappiamo come vivere diversamente. Ci picchiano, ci uccidono e ci costringono a fuggire in Congo

ha dichiarato a The Post Internazionale un membro Baka.

L’associazione Survival International ha denunciato più volte questa situazione che vede nella complicità del Wwf il suo retroscena più inquietante. L’organizzazione finanzia il ministero delle Foreste e della Fauna camerunense e partecipa attivamente alle attività anti bracconaggio con dei propri funzionari.

Non sono rari gli episodi di violenza nei confronti delle tribù indigene. Come i Pigmei in Congo e Camerun che vengono discriminati dall’etnia dominante Bantu venendo costretti a salari da fame, così i Baka sono costretti a subire le angherie di chi dovrebbe proteggere il loro habitat.

Le ruspe in azione in una riserva naturale in Camerun. Foto da Survival International
Le ruspe in azione in una riserva naturale in Camerun. Foto da Survival International

Il braccio di ferro dura da 15 anni.

I Baka e altre ngo denunciano questa situazione da più di un decennio ma il Wwf non si è mai preoccupato di accertarsi se i suoi fondi stessero agevolando le violenze.

ha detto il ricercatore di Survival Mike Hurran a Wired.it. I vertici del Wwf riconoscono la drammaticità della situazione, nonostante non sia mai stata costituita una commissione d’inchiesta indipendente per far luce sugli abusi delle “ecoguardie”.

Ecco il problema. I Baka, vivendo in riserve, sono considerati cacciatori di frodo. La loro sopravvivenza contravviene alla conservazione di specie protette. La domanda è…quali sono le specie da proteggere?

 

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. giomag59 ha detto:

    Complimenti come sempre per l’articolo. Non conoscevo questa problematica, certo che di interventi fatti con le migliori intenzioni e poi rivelatisi disastri ce ne sono a bizzeffe… poco tempo fa avevo letto un libro di Dambisa Moyo, La carità che uccide, dove criticava un pò tutto il sistema di interventi assistenziali in Africa… un’opinione estrema, secondo me, ma non del tutto irragionevole.

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    1. Alessio Chiodi ha detto:

      Ti ringrazio. Purtroppo sì, succedono queste cose. E’ questione di interessi, che siano “buoni” o “cattivi”. Ciò che fa la differenza ahime sono i metodi. E’ una questione complessa dove è facile puntare il dito contro qualcuno…vedremo come andrà a finire.

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