Fotografia, audio, video, scrittura…come è meglio documentare?

Ci sono tanti modi per documentare un evento. Fotografia, audio, video e scrittura. Qualunque sia il medium utilizzato tutto viene filtrato dal reporter. L’oggettività assoluta non esiste. Un fatto viene mostrato per ciò che è, ma è comunque parziale. Assodato questo fatto, è innegabile che il lavoro sul campo è fondamentale per raccontare una storia. Partiamo con ordine.

Fotografia: Lo scatto immortala un momento, un istante. Qualcosa che non si ripeterà più. Una pennellata di un’emozione dovuta a una situazione a volte tragica (guerra o catastrofe naturale) a volte gioiosa. Tutti ricorderanno questa foto, simbolo della guerra in Vietnam (1960-1975)

Foto di Kim Puk. Guerra del Vietnam
La giovane Phan Thi Kim Phuc fugge nuda dal suo villaggio bombardato col napalm dall’esercito vietnamita del sud. Foto di Nick Ut.

Il rispetto dell’immagine. Non servono parole per descrivere quell’orrore. Su questo si basa la fotografia giornalistica (non mi pronuncio su quella artistica che non conosco). Ha un messaggio da trasmettere, immediato e lampante. Nel caso di Nick Ut il messaggio che porta avanti è un pugno nello stomaco. La guerra è disperazione, terrore e morte. I bambini in fuga da un villaggio in fiamme inquadrano bene quel conflitto. Può spiegare tutto? No, ma una parte di ciò che è stato.

Sonoro: la radio è un mezzo potente e pervasivo. Se ci pensiamo un attimo il suono ci coinvolge in qualunque circorstanza. É addirittura più evocativo delle immagini. Ciò che trasmette la musica, ad esempio, è qualcosa che va al di là di ciò che si vede. É un messaggio diverso, ovvio, ma ancora più immediato.

Questo l’audio-documentario registrato da Giuliano Fournier per Radio Svizzera Italiana durante lo sbarco in Normandia il 6 giugno 1944.

Voce, musica e suoni d’ambiente. Tutti insieme evocano qualcosa che non si vede. I servizi radio, oggi, usano la stessa modalità. Si coinvolge l’ascoltatore nel modo più totale possibile. É come parlare a un non vedente; come fargli arrivare il messaggio? Giocando coi suoni, facendolo immedesimare in ciò che si sta raccontando.

Video: la tv ha cambiato il nostro modo di percepire il mondo. Per quanto oggi la televisione trasmetta per la maggior parte accozzaglie inguardabili di dubbio valore sociale e intellettuale, ha un suo motivo di esistere nel mondo dell’informazione. Il video unisce immagine e suono e fonde le potenzialità dei due media.

(Il seguente video contiene immagini forti)

Ci si immerge subito nella realtà narrata. Senza sapere il contesto di cui si parla si capisce subito che siamo di fronte a un conflitto o, comunque, a uno scontro a fuoco. Militari stesi a terra, sangue e rovine. Non serve altro. I dialoghi aiutano a contestualizzare meglio, ma quanto si osserva è piuttosto chiaro.

Scrittura: Forse il media più complesso da usare. Meno immediato e spontaneo rispetto agli altri. Puoi scrivere un pezzo di agenzia asettico, privo di vitalità; oppure puoi mettere su carta un articolo più elaborato, fatto di aneddoti, citazioni e virtuosismi tali da intrigare l’attenzione del lettore. Il messaggio che passa dipende dalla tecnica usata. E non è semplice.

Non è facile documentare. Di strumenti ne sono tanti, ma ognuno è viziato da chi lo usa. Si riprende solo ciò che colpisce l’operatore. Possiamo focalizzarci su un orsacchiotto gettato a terra e non accorgerci di una bomba che esplode a 10 metri da noi.

Insomma, forse l’unico modo per avere un quadro chiaro delle cose è vederle coi propri occhi. Almeno il filtro è il nostro e non quello di qualun altro.

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