Il petrolio riaccende le Falkland/Malvinas. Triangolare Argentina-Inghilterra-Russia

Una Pasqua difficile nell’emisfero meridionale. La crisi delle Falkland/Malvinas si ripresenta sotto altre forme, stavolta economiche. Color petrolio per la precisione. L’arcipelago, britannico a “tutti” gli effetti dopo la guerra del 1982, non è mai stato una risorsa per sua maestà. Anzi, più un costo.

Le isole Falkland viste dal satellite. Foto Wikipedia
Le isole Falkland viste dal satellite. Foto Wikipedia

Adesso sembra che le acque a nord delle due isole maggiori possano offrire il tanto agognato guadagno, una ricompensa attesa da più di trent’anni dai veterani di quel conflitto. L’Argentina si mette sugli scudi e la presidente Cristina Fernandez Kirchner minaccia pesanti ritorsioni contro le compagnie petrolifere inglesi attive in zona.

Buenos Aires ritiene che le Malvinas siano di sua proprietà e che il dominio di Londra sia illegittimo. A far ballare la tesa diplomazia anglo-argentina c’è anche una falla nel sistema informatico britannico. Un documento finito su internet spiffera vita morte e miracoli delle difese delle isole, imbarazzando notevolmente Buckingham Palace.

praticamente un manuale per la perfetta invasione

commenta un’anonima fonte militare al Daily Mail.

Quando si parla di fughe di notizie, non si può non pensare al Datagate. Secondo Edward Snowden, la talpa della Nca, l’intelligence britannica ha spiato il governo argentino tra il 2006 e il 2011 per timore di una possibile invasione nell’arcipelago. Altra benzina sul fuoco.

Ma c’è di più e quel di più si chiama Cremlino. La Russia ha concesso mezzi militari agli argentini (specialmente aerei bombardieri) in cambio di rifornimenti alimentari. Secondo il sito analisidifesa.it Mosca non riconosce l’autorità britannica sulle isole e parteggia fortemente per l’Argentina. Ma la partita si gioca anche a colpi di referendum.

Nella sua retorica il Foreign Office applica una logica al referendum nelle Malvinas-Falkland e ne applica un’altra a quello in Crimea

ha dichiarato l’ambiasciatore russo Alexander Yakowenko in riferimento all’annessione della Crimea nel 2014 e alla mancata legittimazione da parte della comunità internazionale. Infatti anche le Falkland hanno avuto il loro “momento di gloria popolare”. Nel 2013 il 99,8 percento degli abitanti dell’arcipelago ha deciso di rimanere un territorio britannico. Ecco i due pesi e le due misure di cui parla Mosca.

Le Malvinas sono sempre appartenute all’Argentina, allo stesso modo in cui la Crimea apparteneva all’Unione Sovietica prima di essere donata all’Ucraina

dice la presidente Kirchner strizzando l’occhiolino a Putin.

Insomma Mosca cerca amici in sud America. Già nel 2014, insieme al cinese Xi Jinping, Putin ha iniziato a passeggiare nel “giardino di casa di Washington” facendo vibrare le vene ai polsi a Obama. Adesso anche David Cameron storce il naso. L’asse delle ostilità Russia-Europa si sposta ad ovest. Dopo l’Ucraina anche le Malvinas/Falkland.

 

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. giomag59 ha detto:

    Ci mancherebbe solo un bis della guerra Argentina – Gran Bretagna! Almeno nell’82 ha avuto il merito di far cadere la giunta militare al governo… ora a cosa servirebbe? Ma gli argentini non hanno già abbastanza problemi?

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    1. Alessio Chiodi ha detto:

      Eh…quella volta erano solo due isole in mezzo al nulla o quasi, ora che hanno trovato questi giacimenti petroliferi l’arcipelago tornerà al centro delle diatribe tra Londra e Buenos Aires…

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      1. giomag59 ha detto:

        Speriamo che questa volta abbiano più testa… è vero che è anacronistico che un’isola lontana miglia e miglia sia sotto dominio britannico, ma mi risulta che gli isolani non siano molto contenti di tornare con l’Argentina, hanno il loro bel tornaconto..

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