Syria-Europe: choose your path

Come si fugge dalla guerra in Siria? Che strada prendere? La Bbc ha tentato di dare questa risposta creando una simulazione sul suo sito, venendo ripresa anche da Linkiesta. L’utente ha a disposizione varie decisioni per raggiungere l’Europa, che siano queste via mare o via terra. Molti i pericoli che si possono incontrare lungo il cammino.

Chiunque può accedere alla simulazione andando qui.

Si è scelto di provare e presentare le differenti scelte attraverso più profili. Innanzi tutto vediamo come potrebbe essere il viaggio di una donna o di un uomo per fuggire dalla Siria e raggiungere l’Italia. Le varie opzioni sono il risultato di lunghe ricerche e interviste fatte ai migranti siriani in fuga dal conflitto nel loro Paese.

Uomo:

Siamo un padre di famiglia che è riuscito ad attraversare la frontiera con il Libano. Siamo a Beirut, con in tasca circa 20 mila dollari.

Foto da Bbc.com
Immagine da Bbc.com

La prima scelta da fare è tra Egitto e Turchia. La prima prevede la rotta per mare, l’altra via terra.

Egitto:

Meno caro della Turchia. Arriviamo a Il Cairo, ma per raggiungere l’Europa dobbiamo andare ad Alessandria o attraversare il paese fino in Libia.

Incontriamo Ahmad, un trafficante. Ci spiega la situazione. La Libia è pericolosa per la guerra civile e la presenza di numerose milizie armate. Il viaggio è più breve per l’Italia se si raggiunge Bengasi, ma più rischioso.

Alessandria è più distante, più sicura anche se i controlli egiziani sono più ferrei. Consideriamo di avere una famiglia con noi, quindi, scegliamo di andare ad Alessandria.

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Immagine da Bbc.com

Dopo quattro ore di viaggio si arriva in città. Ahmad insiste per il pagamento di 7 mila dollari e ci fa alloggiare in un appartamento insieme ad altri disperati. Il locale è fatiscente e le condizioni igieniche pessime. Ci sono tre alternative. Rimaniamo lì in attesa che Ahmad ci trovi l’imbarcazione col rischio di aspettare per giorni senza che vi sia certezza alcuna. Lasciamo l’appartamento senza una meta precisa col rischio di venire riconosciuti come immigrati clandestini e arrestati, oppure lasciamo che uno della famiglia (nostra sorella, in questo caso) esca e cerchi di reperire medicine e cibo.

Scegliamo la seconda opzione. Si rischia. La simulazione dà buon esito e dopo la sortita di nostra sorella c’è il ritorno di Ahmad. Ci intima di partire subito. C’è un problema. Chiede che donne e bambini siano divisi dagli uomini.

Insistiamo nel rimanere insieme alla nostra famiglia. C’è la possibilità di non partire. La scelta è difficile. Ahmad non sente ragioni. Cerchiamo di convincerlo. Tutto inutile. Restiamo sulla costa senza un passaggio e senza che siano restituiti i soldi dati in precedenza.

La simulazione offre il lieto fine. Un altro trafficante offre il passaggio e, dopo averlo pagato, ci imbarca verso l’Italia.

La scelta di separarsi dalla famiglia non avrebbe offerto alcun risultato positivo. Avremmo potuto pagare di più, ma non avremmo avuto comunque la certezza di rimanere insieme.

Se fossimo passati in Libia?

Foto da Bbc.com
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Da Il Cairo si va verso El Salloum, al confine libico. Qui c’è una nuova scelta da fare. Andare a Bengasi pagando 4 mila dollari oppure a Zuwara pagandone mille in meno. La seconda meta costa meno, ma è più lontana, al confine tunisino. Troppi pericoli per noi e la nostra famiglia. Decidiamo Bengasi.

A quel punto, ad un posto di blocco, veniamo fermati da alcuni miliziani. Chiedono soldi. Noi ne abbiamo, ma dobbiamo pagarci la traversata fino in Italia. Se paghiamo subito non c’è certezza di uscirne comunque vivi. Possiamo negoziare nella speranza di non essere spennati? La seconda scelta è la più ragionevole, almeno apparentemente. Purtroppo, però, i miliziani non sembrano voler scendere a patti. Ci picchiano e ci derubano. E siamo senza soldi.

La prima scelta, secondo la simulazione, è la migliore. Arriviamo sulla costa e i trafficanti ci permettono comunque di salire a bordo. Da lì prendiamo una piccola imbarcazione che ci porta in acque internazionali dove attende un’altra barca più grande. Saltiamo su di essa e ci porta dritti dritti in Sicilia.

Turchia:

Da Beirut arriviamo a Istanbul con l’aereo. Dopo una settimana incontriamo un trafficante chiamato Abu Hassan che ci offre un passaggio per la Grecia per 3 mila dollari a persona. Paghiamo. Poi altra scelta: via terra o via mare?

Immagine da Bbc.com
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Edirne è via terra e ci vogliono 7.500 dollari, mentre per mare, partendo da Izmir, il costo è di circa 5 mila dollari. La traversata in mare è più rischiosa forse, ma il tratto da affrontare non è particolarmente lungo. L’Egeo è un mare piccolo e ricco di isole. Più sicuro del Mediterraneo aperto. Scegliamo Izmir. La simulazione non ci permette di andare oltre. Il “buon” Abu Hassan ci ruba i soldi e ci lascia in mezzo alla strada.

Se fossimo andati a Edirne? Stessa sorte. Abu Hassan ci avrebbe comunque abbandonati senza fare più ritorno.

Donna:

Ma com’è il viaggio per una donna?

Stesse scelte dell’uomo almeno fino ad Alessandria. Siamo nell’appartamento e abbiamo bisogno di medicine. Mandiamo nostro fratello in cerca di medicine e cibo, ma purtroppo le cose non vanno come previsto. Viene arrestato per strada e incarcerato.

Non ci resta che rimanere all’interno dell’appartamento e attendere. Finisce il cibo. Ahmad ritorna e ci porta via. Arrivati al porto c’è la divisione degli uomini e delle donne. Come nel caso precedente abbiamo due diverse opzioni. Se decidiamo di separarci dagli uomini, noi raggiungeremo le rive siciliane sani e salvi, ma loro saranno dati per dispersi. In caso volessimo pagare per rimanere uniti, Ahmad ci tradirebbe.

E la Libia? A Bengasi avremmo la stessa situazione di cui sopra. Se andassimo a Zuwara il viaggio sarebbe molto più lungo, ma avremmo una barca ad accoglierci.

Immagine da Bbc.com
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Turchia:

Siamo a Istanbul. Dobbiamo scegliere se andare a Edirne o Izmir. Pensiamo ad un’alternativa. Non paghiamo il trafficante, ma cerchiamo un intermediario e ci dirigiamo a Edirne assieme ad altri Siriani. Arriviamo al fiume Maritsa, confine naturale con la Grecia. Dobbiamo attraversalo e Abu ha solo un’imbarcazione. Siamo tra i primi a salire su di essa che è troppo piccola a sostenere il peso di tutti i migranti. Mentre questa parte, coloro che rimangono a terra si gettano nel fiume per attraversare il confine a nuoto. La simulazione ci pone un nuovo quesito. Aiutare una donna con sua figlia a salire sulla barca o rimanere a bordo e darsi alla macchia una volta raggiunta la riva? In questi contesti si pensa prima alla propria pelle e fuggiamo nei boschi. La simulazione ci dà ragione. Arriviamo in Grecia con la possibilità di richiedere asilo politico.

Immagine da Bbc.com
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Qualora decidessimo l’altra opzione il responso sarebbe decisamente diverso. Noi resteremmo in Turchia, destinati a campi profughi, mentre la nostra famiglia troverebbe riparo in Grecia.

Ottimo, o quasi, il programma targato Bbc. C’è, però, una pecca nella simulazione. Troppo simili le condizioni di viaggio tra uomini e donne. Di certo è utile per capire le rotte di migrazione, ma non si percepiscono le reali condizioni delle donne durante i lunghi tragitti.

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