Malta. Un Giano bifronte nel Mediterraneo

Passeggiando per le spiagge di St. Gilijan, di Sliema o per le vie piene di locali di Paceville o zigzagando tra i negozietti di La Valletta, ci si rende facilmente conto di come libici, tunisini, italiani, spagnoli e maltesi, si siano integrati. É tutto normale. Non è raro nemmeno prendersi una birra in un pub e guardare alla tv una partita di calcio con a fianco gruppi di tedeschi o di francesi.

Malta è al centro del Mediterraneo ed è sempre stata un crocevia di popoli. Dall’Africa e dal Medioriente migliaia di disperati fuggono dalle proprie terre a causa di guerre e crisi umanitarie.

Il 30 marzo 2015, Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, ha incontrato a La Valletta il primo ministro maltese Joseph Muscat. Motivo dell’incontro, la questione migrazione verso l’Europa. Il Mediterraneo è stato considerato “instabile” e l’immigrazione clandestina foriera di problemi legati al terrorismo islamico.

Rotte di migrazione nel Mediterraneo. Fonte Bbc
Rotte di migrazione nel Mediterraneo. Fonte Bbc

Tre piccole isole, di cui una, Comino, disabitata. Le altre due, Gozo e Malta, sono contraddistinte da un’alta percentuale di immigrati.

I dati di Frontex testimoniano che il picco delle partenze sui “barconi della speranza” è stato registrato tra il 2011 e il 2014, a seguito, non a caso, della caduta di Gheddafi.

Rotte Mediterraneo centrale. Fonte Frontex
Rotte Mediterraneo centrale. Fonte Frontex

Il caos in Libia ha generato un traffico umano difficile da contenere. Le missioni “Mare Nostrum” e “Triton” sembrano solo dei palliativi.

We cannot open our doors to everyone

Ha dichiarato Tusk, facendo intendere che sarà mantenuto un estremo rigore contro gli ingressi clandestini.

La facciata del palazzo del primo ministro a La Valletta. Foto dell'autore
La facciata del palazzo del primo ministro a La Valletta. Foto dell’autore

Il picco è stato raggiunto nel 2011 con circa 69mila ingressi illegali sia a Malta che in Italia. Secondo i dati UNHCR aggiornati a fine febbraio 2015, il 75% dei migranti ha avuto diritto alla protezione sussidiaria. Ossia una garanzia di protezione anche quando un migrante non può provare di essere un rifugiato politico. In questo caso, però, viene valutata la possibilità che, in caso di rimpatrio, la persona possa subire comunque persecuzioni.

Inoltre Malta è solo una tappa del lungo itinerario. Sempre secondo l’Agenzia per i Rifugiati, dal 2011 molti hanno lasciato l’arcipelago per dirigersi verso altri paesi europei o gli Usa. La meta oltreoceano è stata prediletta soprattutto nel 2014 con 577 partenze e nel 2015 con 126.

Ci sono anche i ritorni volontari verso i paesi d’origine. 73 nel 2013 e 72 nel 2014.

L’ultimo censimento maltese nel 2011 ha indicato che gli stranieri sul territorio sono in maggioranza britannici. Eredità coloniale. Al netto di questi dati, la medaglia d’oro va alla comunità somala con 1041 elementi, poi italiani con 950 e bulgari con 850. Seguono tedeschi, russi, eritrei, serbi, svedesi e libici.

L’Eurostat, nel 2013 ha indicato che Malta, in Europa, ha la più alta concentrazione di migranti per numero di abitanti. Precedono solo Lussemburgo e Cipro.

Il porto di La Valletta. Foto dell'autore
Il porto di La Valletta. Foto dell’autore

Negli anni scorsi, il governo maltese è stato molto criticato per la sua politica dei respingimenti. Troppo rigore nell’accoglienza. Mancata tutela dei diritti umani secondo alcune Ong. Il rapporto di Amnesty pubblicato il 25 febbraio 2015, va giù pesante. Il governo maltese continua a detenere migranti che non hanno i documenti. Anche oltre i 18 mesi. C’è mancanza di privacy e le strutture non sono sempre adeguate. Lo scorso dicembre, spiega il rapporto, le autorità maltesi, con due anni di ritardo, hanno pubblicato i risultati dell’indagine sulla morte di Mamadou Kamara, un maliano di 32 anni morto nel centro di accoglienza di Safi Barracks. Dito puntato contro le condizioni di detenzione, decisamente non all’altezza.

Malta un esempio di integrazione? Sì, almeno in parte. Appare normale la commistione di diverse etnie. Un libico, uno spagnolo, un italiano. Dopotutto Malta è sempre stata al centro di scambi culturali fin dai tempi antichi. Romani, Bizantini, Arabi e Inglesi hanno lasciato il segno. Malta non è mai stato un Paese privo della presenza allogena. La stessa lingua maltese è una sintesi perfetta tra italiano, arabo e dialetto siciliano. Da far impazzire i puristi della lingua!

Il problema è politico. Malta non ha le strutture per sostenere la pressione migratoria clandestina. Le organizzazioni per i diritti umani tengono sotto controllo questo Giano bifronte. Se da una parte strizza l’occhio al diverso, dall’altra non è capace di accogliere chi ha bisogno d’aiuto.

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