Per non dimenticare le migliaia di profughi in Sud Sudan

È una crisi umanitaria di «livello 3», il più alto grado di emergenza per le Nazioni Unite. Una situazione critica tanto quanto quella siriana, ma consumata in sordina. È il Sud Sudan.

Su Il Corriere della Sera il 5 febbraio é uscito un reportage dal Sud Sudan con le foto del giovane Alessandro Rota nel tentativo di spiegare cosa realmente sta accadendo nel paese più giovane al mondo.

Uno degli aspetti che è bene sottolineare é l’appoggio cinese al governo sudanese. Secondo il vignettista Khalid Albaih, Pechino getta benzina sul fuoco, avendo venduto armi a Khartum per circa 14 milioni di dollari.

Il segretario generale Ban Ki-moon ha dichiarato che il paese

non avrà pace finché il presidente Kiir e il leader dei ribelli Riek Machar non metteranno i bisogni dei civili davanti ai propri

L’allarme arriva anche da Medici Senza Frontiere e a parlare è Bart Janssen, direttore delle operazioni MSF a Bruxelles in un comunicato del 29 gennaio 2015;

L’approccio del governo sudanese verso la presenza umanitaria internazionale nelle aree del conflitto si è rivelato in modo chiaro la scorsa settimana, quando un jet della Forza aerea sudanese ha bombardato deliberatamente un ospedale MSF gestito dai nostri colleghi nello stato del Kordofan meridionale” ha detto Bart Janssens, direttore delle operazioni di MSF a Bruxelles. Il governo ha molti modi per impedire il nostro accesso alle persone che ne hanno maggiormente bisogno e li utilizza. Dalle riunioni di alto livello cui abbiamo partecipato è emerso chiaramente che l’assistenza umanitaria alle popolazioni maggiormente colpite dal conflitto nello stato del Blue Nile e nelle aree meridionali del Darfur continueranno a essere bloccate e limitate finché le operazioni militari avranno la priorità sull’assistenza umanitaria.

Secondo le statistiche delle Nazioni Unite di fine 2014, circa 400 mila nuovi sfollati nella più ampia regione del Darfur, per un totale di 2,3 milioni in tutto il paese e 6,9 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria.

Il ministero della salute del Sud Sudan elenca le falle del sistema sanitario: 120 medici e 100 infermieri in 40 ospedali per quasi 11 milioni di persone. 6 bambini su 100 non sopravvivono al primo anno di età. Le donne e i loro figli sono le prime vittime di questa lunga e sanguinosa guerra.

Il piccolo Boat (11 mesi nella foto) sotto una tenda zanzariera. Foto di Andrew McConnell
Il piccolo Boat (11 mesi nella foto) sotto una tenda zanzariera. Foto di Andrew McConnell

Colpisce molto la storia del piccolo Boat (qui il testo integrale sul sito dell’UNHCR); é un bambino nato su una barca, unico luogo in cui la madre, Martha, affiancata dal marito, ha potuto partorire. Il suo nome é un omaggio a quel nascondiglio che è diventato il suo nido. Molti estranei, ha raccontato Martha, l’hanno aiutata come potevano, soprattutto con dell’acqua. La situazione é emblematica; dove mancano strutture ospedaliere adeguate, anche una traghetto diventa una sala parto.

Ma anche madre natura si potrebbe mettere di traverso; George Fominyen, portavoce a Juba del Programma alimentare mondiale, dice che entro aprile deve essere predisposto il piano di invio delle riserve alimentari, prima che arrivino le piogge. In quel caso sarebbe quasi impossibile raggiungere i villaggi più remoti del Paese.

 

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