The importance of being addicted

Jean Claude Van Damme nel film "Universal Soldier". Foto da movieboozer
Jean Claude Van Damme nel film “Universal Soldier”.
Foto da movieboozer

Sul sito Arabpress.eu é uscito un articolo di Giusy Regina che riprende la traduzione di Chiara Cartia di un lavoro di Natalia Sancha su El Paìs del 3 febbraio 2014. Il tema trattato é scottante e stuzzica certamente la fantasia di quanti conoscono film come “Universal Soldier” o “Small Soldier”, dove la tecnologia e la farmacologia diventano elementi essenziali in scenari di guerra.

Secondo l’articolo, il conflitto siriano é diventato un importante mercato per il traffico illegale di sostanze che migliorano le prestazioni fisiche e consentono di sopportare meglio le avverse condizioni di una battaglia. Una di queste droghe é il Captagon.

Come racconta il giovane ribelle Abu Mazen

Una pastiglia di Captagon permette di sopportare 48 ore senza dormire né dormire né soffrire il freddo

Il costo di ogni pastiglia è di 4-18 euro l’una, quindi piuttosto proibitivo. Diffusa in “occidente” tra gli anni ’60 e ’80 per trattare l’iperattività o la depressione, ne é poi stato abolito l’uso a causa della dipendenza a cui esso portava. La polizia saudita requisisce una media di 55 milioni di pillole l’anno.

Super soldati, dunque?

Vero é che la ricerca di una prestazione superiore é sempre stata al centro delle attenzioni di una società androcratica, sia in ambito bellico che in ambito sessuale. La forza e la violenza hanno contraddistinto sempre gli sforzi di supremazia dell’uomo. Nell’antichità si era soliti scendere sul campo di battaglia da ubriachi, in quanto si riteneva che l’alto tasso alcolico aumentasse l’aggressività.

Oggi si usano le anfetamine, soprattutto, la dextroanfetamina che mantiene alta la tensione e migliora le capacità psichiche. Inoltre è totalmente legale. Viene somministrata ai militari all’inizio di una missione, per poi annullarne l’effetto con l’assunzione di tranquillanti al ritorno alla base.

Ma se da un lato le droghe perfezionano le capacità militari, dall’altra creano dipendenza o, nel peggiore dei casi, sortiscono l’effetto contrario a quello desiderato.

Di recente si pensi al Vietnam e all’uso che i marines facevano dell’eroina per sfuggire allo stress o i sovietici in Afghanistan negli anni ’80. Sul tema ha scritto anche Gerald Posner, il cui è articolo è stato pubblicato qui riguardo l’uso di sostanze stupefacenti da parte degli americani in Afghanistan comprate proprio dai Talebani. In questo caso, scrive Posner, la strategia afgana è stata quella di vendere quanta più eroina possibile per debilitare le forze nemiche e minarne le capacità belliche. Il Daily Beast ha definito l’eroina

arma tattica dei talebani e seguaci di al qaeda. L’impiego di eroina inficia la professionalità dei marines a un costo bassissimo

Un nemico in più da cui difendersi. Nonostante ciò l’uso di sostanze “dopanti” è un elemento caratterizzante i conflitti bellici e il mito del super-soldato è duro a morire.

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