L’ossessione Ossezia. Gli iraniani fantasma d’Europa

Le due Ossezie all'interno dei confini russo e georgiano. Cartina da voxeurop.eu
Le due Ossezie all’interno dei confini russo e georgiano. Cartina da voxeurop.eu

Dopo l’Abcazia è il turno dell’Ossezia. Questa regione si divide in due parti; la prima in Russia (Ossezia del nord) e la seconda in Georgia (Ossezia del sud).

Questa terra è abitata da genti di stirpe iranica la cui lingua è oggi una delle molte minoranze presenti sul territorio caucasico. Nonostante ciò la religione prevalente è il cristianesimo di confessione ortodossa.

In Russia gli osseti godono di una certa autonomia, così come in Georgia. Tuttavia la difficile convivenza sotto l’egida di Tbilisi ha più volte portato a conflitti armati.

Come per l’Abcazia, il 1989 è stato “l’anno 0”. Con la caduta dell’Urss i nazionalismi della regione si infiammarono e l’irridentismo osseto non si fece attendere. Il Fronte Popolare dell’Ossezia del Sud (Ademon Nykhas) promosse l’unificazione con il territorio a nord (e quindi alla Russia), ma il governo georgiano impose la propria autorità e limitò anche la libertà di stampa. Seguirono scontri e morti. A Tskhinvali, capitale dell’Ossezia meridionale, vi furono anche attacchi nelle scuole.

Il primo conflitto si chiuse con un bilancio di circa mille morti e svariate centinaia di migliaia di profughi.

I successivi quindici anni videro anche l’ingresso degli americani sullo scenario georgiano-osseto. La forte presenza russa nelle faccende nel giardino caucasico e l’aperta opposizione al governo nazionalista di Mikheil Saakasvili a Tbilisi, costrinse l’allora presidente Bush ad impegnarsi anche sul fronte osseto. Fa riflettere l’affermazione rilasciata dal senatore McCain durante una sua visita a Tskhinvali nel 2006.

…un grandissimo manifesto con una foto di Vladimir Putin, sui cui è scritto ‘Vladimir Putin nostro presidente’. Io non penso che Vladimir Putin sia ora, o sarà mai, il presidente del suolo Georgiano…

Si sente odore di Guerra Fredda?

Le acredini tra Washington e Mosca non si sono mai assopite. La posizione della Casa Bianca era chiara. Non avrebbe mai riconosciuto l’Ossezia come territorio indipendente, bensì facente parte della Georgia.

Anche il successivo referendum per l’indipendenza voluto dai secessionisti non fu riconosciuto dalla Comunità Europea. Ricorda qualcosa? Decisamente sì. Anche in questo caso si parla di territori filorussi, ad un passo dai “confini” europei.

La situazione rimase stabile per ancora 2 anni. Il referendum ebbe un successo stratosferico con percentuali tra il 98% e il 99% dei favorevoli alla secessione. Fu l’8 agosto 2008 che la Georgia decise di scagliare la sua offensiva contro gli Osseti con lanci di artiglieria. Intervenne quindi l’areonautica militare russa, dando inizio alla Seconda Guerra Osseta.

Sul fronte diplomatico si mossero gli Stati Uniti, la Svezia, la Polonia e le repubbliche baltiche (tradizionalmente allergiche alla Russia) in favore della Georgia, mentre dall’altra Putin impose un blocco navale e il richiamo di forze militari di terra pronte ad invadere Tbilisi. L’invasione avvenne solo in parte. Solo le zone di Gori e Kareli furono interessate dalla presenza russa.

La strategia in guerra.
La strategia in guerra

La crisi durò fino all’8 settembre 2008, giorno in cui il premier francese Sarkozy (presidente di turno dell’Unione Europea) e il presidente russo Medvedev firmarono un accordo per il ritiro dei contingenti di Mosca dal territorio georgiano. L’ultimo avamposto ha tolto le tende solo di recente, il 18 ottobre 2010.

E ora?

Secondo i media americani l’Ossezia, così come l’Abcazia, mette a repentaglio la sovranità nazionale della Georgia e contro questa minaccia non è possibile che la comunità internazionale volti la faccia dall’altra parte. Ancora una volta, dunque, lo scacchiere dell’est Europa vede da una parte Russia e dall’altra Onu, Ue e Usa. Tutti uniti contro lo strapotere del Cremlino.

Ha fatto molto discutere la rivelazione del 6 settembre 2008 del Financial Times riguardo l’addestramente delle truppe speciali georgiane da parte dell’agenzia americana Military Professional Resources un mese prima dello scoppio del conflitto. La compagnia, spesso su incarico del Pentagono, si è occupata anche in passato della preparazione militare o strategica di truppe regolari e “irregolari” in Macedonia o in Colombia e non appare quindi strano che anche in Georgia vi siano state attività di questo tipo. È innegabile, quindi che gli Usa si sono fin da subito interessati alla questione osseta e che l’appoggio georgiano sia stato a priori pianificato.

Certamente è vero che Putin ha l’interesse nel rendere instabile la zona per interessi personali, ma è altrettanto vero che in molti Stati convivono realtà difficili da “addomesticare” da parte del potere centrale. La Russia non è di certo una paladina delle libertà dei popoli, proprio come Stati Uniti o Unione Europea. Il principio di autodeterminazione dei popoli non ha fondamento. Viene continuamente strumentalizzato ai propri scopi. L’Ossezia è incastrata in questo micidiale gioco. Per la Georgia è un’ossessione vera e propria. La guerra georgiano-osseta ha dimostrato che la Georgia può essere terreno di conquista russo e questo pensiero fa tremare i polsi in quel di Tbilisi.

“L’unità fa la forza” recita il motto georgiano. Il presidente Margvelashvili se la sognerà anche di notte l’Ossezia…quell’ossessione iranica che chiede a gran voce l’autodeterminazione…anche se verso dove non si sà.

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