La ferita del Caucaso è ancora aperta

Il Nagorno-Karabakh, al centro del conflitto azero-armeno.
Il Nagorno-Karabakh, al centro del conflitto azero-armeno.

Ieri un elicottero militare armeno, MI-24, è stato abbattuto dall’areonautica azera sopra i cieli del Nagorno-Karabakh. Questo territorio è tra i più contesi dell’area; è stato annesso all’Azerbaijan  in epoca sovietica, ma presenta una maggioranza armena. É qui che avvengono gli scontri sociali e culturali che si manifestano sempre con particolare violenza.

Dal ministero della Difesa di Baku arrivano segnali poco rassicuranti. L’aereo è stato abbattuto volontariamente perché in territorio azero e perché avrebbe iniziato a sparare contro un contingente militare. Il ministro della Difesa armeno Artsrun Ovannisian tuona da Erevan che ci saranno ripercussioni molto violente per l’atto intimidatorio dell’Azerbaijan.
Ancora si sentono i contraccolpi della finta tregua del ’94, dopo quasi due anni di guerra. Le risoluzioni internazionali non sono riuscite a tamponare il profondo odio e inimicizia tra i due popoli.

Ma notizie di questo tipo, comunque, non dovrebbero sorprendere. I combattimenti tra i due eserciti si svolgono da molti mesi ormai. Lo scorso 24 aprile 2014 l’ambasciatore azero in Italia Vaqif Sadiqov ha inviato una lettera al Corriere della sera affermando che i “fascisti” armeni hanno più volte sconfinato e che attualmente occupano il 20% di suolo dell’Azerbaijan.

La risposta armena è uguale e contraria. Si accusano gli azeri di soprusi alla maggioranza armena nei territori contestati e questo continuo batti e ribatti accende animi già caldi.

La Russia ha fatto fino ad ora la parte dell’intermediario. Vedremo nei prossimi giorni come si comporterà. La diplomazia di Mosca avrà il suo da fare per evitare l’acutizzarsi del conflitto caucasico e contemporaneamente evitare lo scoppio di una guerra aperta in Ucraina.

La scacchiera è pronta…vedremo come si muoveranno i pezzi.

 

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