Crimini contro l’umanità: tutto perbenismo

Quando si parla di guerra non si può fare a meno di parlare di crimini contro l’umanità. Il concetto nasce a seguito dei crimini nazisti durante la II Guerra Mondiale che hanno scatenato l’indignazione mondiale. Ci tengo a precisare: le considerazioni che seguiranno non sono in alcun modo frutto di giustificazioni riguardo stupri, violenze, genocidi o deportazioni. Il tutto nasce dal desiderio di chiarire un concetto che spesso viene messo da parte a favore di una pubblica e dubbia morale. Bisogna sempre guardare al mondo con occhio critico, privo di qualunque ideologia politica o religiosa. In caso contrario non si capiranno mai le dinamiche (sempre complesse) che governano la nostra società.

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Cominciamo dal principio citando l’Enciclopedia Treccani alla voce Crimini internazionali:

Con tale espressione si indicano le violazioni più gravi delle norme internazionali a tutela dei diritti umani e del diritto umanitario, commesse sia da organi statali, sia da semplici individui. All’emergere di tale concetto nel diritto internazionale hanno contribuito in modo determinanti gli statuti dei tribunali penali internazionali.
Categorie di crimini. – L’Accordo di Londra del 1945 istitutivo del Tribunale di Norimberga identificava tre categorie di crimini: crimini contro la pace (guerra di aggressione); crimini contro l’umanità, tra cui il genocidio; crimini di guerra. Nello Statuto della Corte penale internazionale, per genocidio si intende, in conformità alla consolidata nozione internazionale, una serie di atti volti a provocare la distruzione totale o parziale di un gruppo etnico, razziale o religioso (Convenzione ONU contro il genocidio del 1948). Tra i crimini internazionali contro l’umanità, lo Statuto della Corte comprende, oltre alle classiche fattispecie (omicidio, riduzione in schiavitù, deportazione o trasferimento forzato di popolazioni, privazione della libertà, tortura, persecuzioni per motivi politici, razziali, religiosi) anche fattispecie innovative (come stupro, prostituzione forzata e altre forme di violenza sessuale, sparizione forzata di persone, apartheid).

Sono molte le categorie a cui ci si riferisce. Altrettanto vero è che manca un codice internazionale che accomuna tutti i singoli codici penali dei singoli stati. Vorrei portare un esempio concreto. Nello scorso luglio, durante l’ultimo conflitto israelo-palestinese, Tel Aviv, in uno dei suoi raid, ha bombardato e distrutto un mercato e una scuola nella striscia di Gaza, ferendo e uccidendo una quindicina di persone.

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L’Onu ha duramente contestato e condannato l’operato israeliano, ma non sono giunte sanzioni. Tel Aviv si è giustificata dicendo che il raid è stato motivato dalla presenza di Hamas nell’area. La domanda sorge quindi spontanea. Si può definire questo un crimine di guerra? Sono morti degli innocenti, persone che con la guerra contro Israele, apparentemente, avevano poco a che vedere.

Ma che dire dei bambini soldato? I rapporti di Human Rights Whatch parlano chiaro; in numerosissimi paesi del mondo, dalla Colombia, al Nepal, dal Mali all’India, i governi centrali (e quindi non solo milizie paramilitari ribelli), sfruttano l’arruolamento forzato dei più giovani.

Anche la tortura è considerata un crimine di guerra. Anche se in alcuni paesi (tra cui l’Italia) essa non è reato, l’abuso sulla persona è passibile di sanzioni internazionali. Nonostante gli appelli di Amnesty International nei vari rapporti annuali che pubblica, i governi difendono solo a parole i diritti umani e civili. Questo è un indice di come la nozione di “diritto” e quindi del suo opposto “crimine” non siano del tutto digeriti dall’establishment internazionale.

Siamo sempre lì. Alcune notizie si vengono a sapere, altre no. Si è parlato molto di Gheddafi, Bashar al-Assad o Ben Alì durante le “Primavere Arabe” e del loro atteggiamento repressivo nei confronti della popolazione. Si è parlato di crimini contro innocenti, di torture e stragi. Ma prima? Erano allo stesso modo dei carnefici. Finché servivano al loro posto questi dittatori hanno potuto continuare a perpetrare tutti i crimini di cui poi sono stati accusati una volta divenuti “ingombranti”. Ma perché crimini? Perché le bombe intelligenti americane o israeliane che uccidono civili non rientrano in questi delitti? Perché è guerra? In teoria anche la repressione di Gheddafi rientrava in un’ottica bellica. In una rivoluzione il dittatore cerca di reprimere i rivoltosi. Le stragi avvengono da entrambe le parti. Ma solo una parte, “quella più scomoda da appoggiare”, commette crimini di guerra.

Ci inorridiamo quando sentiamo delle stragi e delle repressioni, ma dimentichiamo che anche “noi” occidentali, quando andiamo ad “esportare la democrazia”, commettiamo orrori indicibili. Abu Ghraib docet.

Lynndie England tiene al guinzaglio un detenuto nella prigione di Abu Ghraib (Iraq)
Lynndie England tiene al guinzaglio un detenuto nella prigione di Abu Ghraib (Iraq)

Nel titolo ho citato il perbenismo. Quello è uno dei problemi. Ci si rintana spesso nella consapevolezza che siano solo gli “altri” o i “dittatori” a perpetrare crimini orrendi. Ma in realtà in contesti di guerra, certi processi “bestiali” avvengono automaticamente. Non si parla di de-umanizzazione. L’uomo ha da sempre avuto un rapporto simbiontico con la guerra e i crimini ad essa annessi. Non sono crimini, ma atti connaturati alla guerra stessa. Sono sempre avvenuti e sempre avverrano. Il crimine di guerra implica che ci siano guerre giuste e guerre ingiuste, guerre pulite e guerre sporche. Trovatemene una pulita. La guerra è guerra. Non esistono crimini. La guerra o esiste o non esiste. E dato che la pace non è mai esistita a causa della natura violenta dell’uomo…la risposta è sotto gli occhi di tutti.

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