Gli esteri sono morti?

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Ma anche no. Questa sarebbe la mia risposta di fronte ad una domanda simile. Non è la prima volta che mi scontro con una realtà come questa. É pur vero che in Italia è più facile vedere un servizio sulla terza categoria del campionato di calcio del Lesotho che un palinsesto ben costruito su quanto avviene nel mondo (come fanno, ad esempio, CNN, BBC o France24, per citarne alcuni).

Cosa si può rispondere a chi dice che gli esteri non interessano il lettore? Il Burkina Faso? Il Congo? Ebola? Chi mai si è interessato in questi anni di Ebola? Nessuno. Tutto perché il virus colpiva prevalentemente piccoli centri nell’Africa equatoriale, senza mai creare problemi nelle grandi città. Ora che è scoppiata la “sindrome nera” da Ebola, tutti i giornali riservano almeno una colonna al problema. Si sa che al lettore interessano solo determinati argomenti e che segue determinati filoni. Ma è giusto sacrificare notizie importanti, anche se provenienti da paesi lontani, a favore di una conoscenza ridotta di ciò che ci circonda? Si parla di globalizzazione. Tutti facciamo parte di questa grande famiglia (o ammucchiata…non è ancora chiaro) chiamata mondo. Allora perchè se scoppia una guerra in Centroafrica o in Gabon, piuttosto che in Cile o in Indonesia non dovremmo parlarne?

Siamo globalizzati solo in senso finanziario? Eppure le notizie volano in rete. Tutti hanno le stesse opportunità di sapere le cose. Certe notizie, però, vengono scartate. Non che un giornale debba scrivere di tutto, ci mancherebbe. Ma nella cernita delle notizie dovrebbero trovare spazio sempre i problemi che riguardano anche i paesi di altri continenti. La Francia, ad esempio, tiene sempre d’occhio i paesi che un tempo sono stati sue colonie. Così anche la Spagna nei confronti del Sud America. L’Italia no. Perché? Perché non abbiamo avuto una grande storia coloniale? No. Forse perché certi problemi non ci riguardano. Il nostro è un problema culturale. Gettiamo un occhio in Europa e non andiamo oltre il Mare del Nord. La Libia? Solo perché interessa il problema dell’immigrazione.

Non è questione del fatto che le redazioni non hanno soldi nell’inviare qualcuno sul posto. Non è un investimento (come per la cultura che ci deve essere a prescindere), ma è rispetto nei confronti del lettore. Un giornalista ha il dovere di informare. Sta al lettore la scelta di cosa è importante per lui. Deve farsi una coscienza critica del mondo e il giornalista ha l’impegno di fornirgli gli strumenti.

La maggior parte dei lettori sono pigri. Non cercano le notizie. Bisogna incuriosirli. Ad una persona possono anche non interessare i subbugli a Bangui, forse preferisce notizie più leggere. Però, pur non soffermandosi sull’articolo, viene a scoprire che 1) c’è una città nel mondo chiamata Bangui 2) che è una capitale 3) che è la capitale della Repubblica Centroafricana 4) che esiste un paese chiamato Centroafrica 5) che in questo paese ci sono dei disordini.

Possibile che passi oltre. Ma altrettanto possibile che si incuriosisca e continui la lettura e magari si appassioni alla vicenda e inizi a informarsi autonomamente.

Questo è il compito del giornalista. Informare.

Gli esteri non muoiono da soli…li si seppelliscono sotto un mare di ostinata ignoranza…

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